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03.04.2007

Un nobel mezzo italiano

di Andrea Barbaraci

''A symptotic Freedom: from Paradox to Paradigm'' è il titolo di uno studio durato oltre trent’anni, vincitore del premio Nobel 2004 per la Fisica. Una soddisfazione condivisa da tre americani, David J. Gross dell’Università della California a Santa Barbara, David Politzer insegnante all’Institute of Technology di Pasadena e Frank Wilczek , professore al Massachussets Institute of Technology di Cambridge, Massachusetts.

Quest’ultimo, nato cinquantatrè anni fa nel popolare borough del Queens a New York, vanta anche origini italiane. I nonni materni provenivano infatti dal Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino.

Un riconoscimento atteso per oltre vent’anni il Nobel, dice lo stesso Wilczek, che sa di fatica e sudore ma anche di passione e di nuovi traguardi:

''Una cosa che mi stimola molto è approfondire un progetto a cui mi sono avvicinato negli anni Ottanta; si tratta di un campo di studi differente rispetto a quello che ho fatto fino ad ora e riguarda essenzialmente l’applicazione della meccanica quantica nell’informatica'', ha dichiarato.

Professor Wilczek, quali sono le sue impressioni dopo il riconoscimento di un premio tanto prestigioso quale è il Nobel?

''Ad essere sincero ciò che provo è un miscuglio di sensazioni differenti. Si tratta senza dubbio di un grande onore, ed al tempo stesso di un autentico sollievo. Ho sperato che questo sogno diventasse realtà da quasi vent’anni. Ogni anno, nel mese di ottobre attendevo con impazienza che venisse resa nota la lista dei vincitori; è bello sapere che in futuro potrò dormire sonni tranquilli ad ottobre. Mi sono recato in Svezia a dicembre per ritirare il premio ed è stato molto emozionante constatare come tutto il Paese partecipi idealmente alla cerimonia del Nobel e quanto la famiglia reale sia coinvolta . La sensazione che prevale in questo momento, in ogni caso, è la soddisfazione nel vedere riconosciuti anni di lavoro e sacrifici; ora sono tornato al mio lavoro forte di un rinnovato entusiasmo e di una maggiore convinzione''.

Quando ha iniziato a lavorare al progetto che l’ha condotta a vincere il Premio Nobel?

''Ho iniziato a lavorare a questa ricerca più di trent’anni fa, precisamente nel 1972. Si trattava di una grande scoperta già nel 1973, ma abbiamo lavorato intensamente per effettuare diversi esperimenti e per migliorare i risultati di quella folgorante intuizione''.

Potrebbe spiegarci in cosa consiste la sua scoperta?

''La materia è fatta di atomi, e gli atomi sono composti da elettroni, neutroni e protoni. La grande scoperta della Fisica nel XX secolo è stata innanzitutto l’aver individuato la struttura dell’atomo, quindi essersi spinti oltre stabilendo connessioni tra le particelle dell’atomo stesso attraverso la meccanica dei quanti e l’elettricità. Il grande problema della Fisica è stato allora quello di comprendere quali fossero le forze che tengono insieme protoni e neutroni. La forza di gravità e l’energia elettrica non erano la risposta; occorreva individuare questo ''collante'' in un nuovo tipo di forza. Per anni si sono moltiplicati esperimenti e studi di vario genere, nella prospettiva di considerare i protoni e neutroni come gli oggetti più basilari del nucleo atomico e individuando al loro interno particelle ancora più piccole, i cosiddetti quark. Il problema che eravamo chiamati a risolvere era quindi stabilire cosa tenesse insieme i quark e quale fosse la natura di questa forza. Parte della nostra scoperta è stata quella di individuare questa forza, oggi nota come gluon. Abbiamo quindi proceduto, attraverso una complessa serie di esperimenti, a descrivere in dettaglio come tale forza agisce e di conseguenza quali sono le connessioni tra i quark''.

Quali sono le principali applicazioni dello studio da Lei condotto?

''Allo stato attuale delle cose non si può parlare di applicazioni di natura pratica, ma relativi alla Fisica basilare. Si tratta di uno studio teorico, che svela la struttura infinitesimalmente piccola dell’atomo. Detto questo, è pur vero che ciò che abbiamo scoperto - vale a dire che l’interazione tra quark e gluon diventa più semplice man mano che ci si avvicina al nucleo e che le distanze si fanno più brevi - è molto importante per le applicazioni future. Ciò significa che quando occorrerà stabilire la portata di forze di accelerazione straordinariamente grandi, sarà sufficiente, attraverso l’uso di scale appropriate, effettuare tale calcolo sull’infinitesimalmente piccolo. Per queste ragioni la teoria può essere utilizzata per studiate i primordi dell’universo, antecedenti al ''Big Bang''. Prima del ''Big Bang'' le condizioni erano molto più estreme di quelle attuali e di conseguenza più difficili da studiare. Ma se si descrive l’universo in termini in quark e gluon simili condizioni diventano più semplici da analizzare. Da un punto di vista squisitamente fisico occorre rendersi conto come, in futuro, l’approvvigionamento di energia passerà sempre più attraverso l’energia nucleare, attraverso i processi di fusione e fissione. Avere una teoria basilare su queste forze è un modo di approcciare il futuro in maniera responsabile''.

Dopo questo importante riconoscimento, quali sono i suoi progetti per il futuro?

''Sto pensando intensamente cosa farò nei prossimi anni. Ho diversi progetti in mente, molti dei quali potrebbero funzionare così come non potrebbero. Una cosa che mi stimola molto è, però, l’approfondire un progetto a cui mi sono avvicinato negli anni Ottanta; si tratta di un campo di studi differente rispetto a quello che ho fatto fino ad ora e riguarda essenzialmente l’applicazione della meccanica quantica nell’informatica''.

Quale consiglio darebbe ad un giovane studente?

''Credo che il consiglio più saggio da dare sia che se ti senti curioso non devi mai smettere di porti delle domande. Inoltre lo studio non deve mai essere percepito come un lavoro di routine, ma come un gioco, un divertimento, una sfida continua''.

E la sua formazione attraverso quali gradi è passata?

''Sono molto grato ai miei genitori. Non avevamo grandi risorse e a New York ho frequentato la Pubblic School dove, però, ho trovato degli insegnati molto preparati, ai quali devo molto. A livello accademico ho iniziato la mia ricerca molto giovane a Princeton University. Quindi mi sono spostato a Santa Barbara nell’allora neonato Istituto di Bioethical Physic, che adesso è diretto da Davis Gross, uno dei miei partner nella ricerca. Negli anni Novanta ho fatto ritorno a Princeton. Infine, nel 2000, sono entrato a far parte dell’MIT (Massachussets Institute of Technology, ndr)''.

Lei ha accennato ai suoi genitori, qual è il rapporto con le sue origini, quelle italiane in particolare?

''Mio padre era di origine polacca, mentre la discendenza italiana proviene dalla linea materna. Mia madre è nata negli Stati Uniti, ma i suoi genitori provenivano da Sant’Angelo dei Lombardi . Sono molto orgoglioso di questa eredità, sebbene io non possa fare comparazioni e dire che l’Italia, così come la Polonia, sia un Paese migliore di altri quali ad esempio la Francia o la Germania. Certo l’Italia ha un patrimonio culturale di prima grandezza e non può che farmi piacere sapere che i miei avi provenivano dal Paese che ha dato i natali a personaggi quali Galileo Galilei o Dante Alighieri''.

Ha mai avuto l’opportunità di visitare Sant’Angelo dei Lombardi?

''No, mai, anche se in futuro mi piacerebbe molto. Penso, anche se non ne sono sicuro, che in paese vivano ancora dei parenti di mia madre; il cognome di mio nonno materno era Cona e quello di mia nonna Carluccio''.

L’Ambasciata polacca negli Stati Uniti le ha reso grandi onori, tributandole, in occasione della vittoria del Nobel, una vasta sezione del sito web. Quella italiana, al contrario sembra non essersi accorta di niente . . .

''Penso che sia stato decisivo il mio cognome, che è in modo evidente un cognome polacco. Probabilmente l’Ambasciata italiana non era a conoscenza delle mie origini materne. Inoltre l’Italia può fregiarsi di numerosi premi Nobel''.

(News Italia Press)