Frank
Wilczek, fisico teorico
statunitense di origine italiana e polacco - i nonni
sono di Sant'Angelo dei Lombardi - vincitore, premio
Nobel in Fisica nel 2004 insieme a Politzer e Gross.
Il premio Nobel gli e' stato assegnato per la scoperta
sulla libertà asintotica
in cromodinamica quantistica, permettendo di completare
il quadro nel panorama del modello standard, la teoria
che spiega i fenomeni delle particelle elementari.
Nato a New York da padre polacco e madre italiana nel
1951, si è laureato in matematica nel 1970 all'Università di
Chicago, quindi ha ottenuto il Master in matematica nel
1972 a Princeton e il PhD in fisica nel 1974, sempre
a Princeton.
Nel 1973, mentre lavorava con Gross, giunse alla scoperta
della libertà asintotica, importante scoperta
per una più approfondita comprensione della QCD.
Indipendentemente dai due fisici, anche Politzer giunse
alla stessa scoperta (sempre 1973).
"Gli eventi più profondamente
formativi della mia carriera scientifica sono di molto
antecedenti il mio primo contatto con la comunità della
ricerca; in effetti alcuni precedono addirittura la mia
nascita.
I miei nonni lasciarono giovanissimi l’Europa a
causa della Prima Guerra Mondiale; il ramo paterno proveniva
dalla Polonia, quello materno dall’Italia, vicino
Napoli. Arrivarono con niente in mano, senza nemmeno
conoscere una parola di inglese. Erano rispettivamente
un maniscalco e un muratore. Entrambi I miei genitori
sono nati a Long Island, nel 1926, e hanno sempre vissuto
lì. Sono nato nel 1951 e cresciuto in un posto
chiamato Glen Oaks, che è l’angolo nordorientale
del Queens, a malapena entro i limiti della città di
New York.
Ho sempre amato ogni genere di rompicapo, gioco o mistero.
Le prime cose di cui ho memoria sono le questioni sulle
quali "lavoravo" molto prima di andare a scuola.
Per esempio cercavo di capire i soldi e spendevo molto
tempo inventando schemi con cui cambiare i diversi tipi
di moneta (penny, nichelini, decini…) secondo
passaggi sempre più complicati che mettessero
in luce il mio genio. Un altro progetto era cercare di
arrivare a numeri molto grandi in pochi passaggi. Ho
scoperto da solo forme semplici di esponenziazione ripetuta
e ricorsione. Creare grandi numeri mi faceva sentire
potente.
Date queste inclinazioni, immaginavo di essere destinato
a un qualche tipo di lavoro intellettuale. Circostanze
molto speciali mi hanno condotto verso la scienza e poi
alla fisica teorica.
I miei genitori sono stati bambini durante la Grande
Depressione e le loro famiglie hanno combattuto per sopravvivere.
Questa esperienza ha influito su molti dei loro atteggiamenti,
soprattutto sulle loro aspettative verso di me. Riponevano
una grande fiducia nell’educazione e nella sicurezza
che poteva derivare dalle capacità tecniche. Furono
molto compiaciuti di scoprire che andavo bene a scuola
e mi incoraggiarono a pensare di poter diventare un dottore
o un ingegnere. Mentre crescevo mio padre, che lavorava
nel campo dell’elettronica, frequentava i corsi
serali. Il nostro appartamentino era pieno di vecchie
radio, televisori fuori moda e dei libri su cui studiava.
Era il periodo della Guerra Fredda. L’esplorazione
dello spazio era una prospettiva nuova ed eccitante,
la guerra nucleare era una minaccia terrificante; entrambe
erano costantemente presenti su giornali, TV e film.
A scuola facevamo continue esercitazioni antiaeree. Tutto
questo mi impressionava molto. Coltivavo l’idea
che esistesse una conoscenza segreta che, se appresa,
consentisse alla Mente di controllare la Materia in modo
quasi magico.
Un’altra cosa che ha influenzato il mio modo di
pensare è stata l’educazione religiosa.
Sono cresciuto come un cattolico. Mi sono innamorato
dell’idea che ci fosse un grande dramma, un grande
piano oltre l’esistenza. Poi, leggendo gli scritti
di Bertrand
Russell e assumendo una sempre maggiore consapevolezza
scientifica, ho perso la fede nella religione convenzionale.
Una gran parte della mia ricerca ha provato poi a riguadagnare
un po’ di quel senso perduto, il pensiero di uno
scopo e un significato ulteriori… Questa è una
cosa che continuo a fare ancora oggi.
Ho frequentato la scuola pubblica nel Queens, e ho avuto
la fortuna di avere ottimi insegnanti. Giacché le
scuole erano grandi, era possibile organizzare classi
specializzate e avanzate. Alla Martin van Buren High
School c’era un gruppo di circa trenta di noi che
frequentava molte di queste classi contemporaneamente. Ci
aiutavamo e ci spronavamo gli uni con gli altri. Più della
metà di noi ha avuto una carriera di successo
in campo medico o scientifico.
Sono arrivato all’università di Chicago
con grandi ambizioni confuse. Ho flirtato con la scienza
del cervello, ma ho subito deciso che le questioni più importanti
non erano pronte per un trattamento matematico, e poi
non avevo pazienza per il lavoro laboratorio. Ho letto
voracemente molte materie, ma ho finito per specializzarmi
in matematica, soprattutto perché era ciò che
mi garantiva la maggiore libertà. Durante la mia
ultima stagione a Chicago, ho frequentato il corso di
Peter Freund sull’uso della simmetria e la teoria
dei gruppi in fisica. Era un insegnante entusiasta e
trascinante e sentivo un interesse istintivo per la sua
materia. Sono andato a Princeton con una laurea in matematica,
ma ero come cieco verso quello che stava accadendo nella
fisica. Poi mi sono reso conto che idee profonde che
riguardavano la simmetria matematica si stavano affacciando
alle frontiere della fisica; nello specifico, la teoria
di gauge delle interazioni elettroniche deboli e la simmetria
scalare nella teoria di Wilson delle transizioni di fase.
Ho cominciato a parlare con un giovane professore di
nome David Gross e così è cominciata ufficialmente
la mia carriera di fisico.
L’evento principale dei miei primi anni fu aiutare
a scoprire la teoria di base della forza forte, QCD.
Che è il soggetto della seguente lettura. Le equazioni
di QCD sono basate sui principi della simmetria di gauge,
che abbiamo sviluppato usando (approssimativamente) la
simmetria scalare. Fu molto gratificante scoprire che
le idee che mi avevano affascinato quando ero studente
potevano essere usate per definire una teoria potente
e accurata di una parte importante dei fondamenti della
fisica. Continuo tuttora ad applicare queste idee in
modi sempre nuovi e sono certo che avranno un grande
futuro.
Un aspetto del mio ultimo lavoro che non è molto
contemplato nella lettura, riguarda l’uso di intuizioni
e metodi della fisica “fondamentale” da indirizzare
verso questioni “applicate” e viceversa.
Non sono certo che i numeri quantici frazionari, trasmutati
in statistiche quantistiche, superfluidità esotiche
o teorie di gauge di fluttuazioni a basso numero di Reynolds,
siano davvero (ancora?) arrivati alla fisica applicata,
ma è stato bello studiare questi campi.
Per me l’unità della conoscenza è un
ideale e un obbiettivo vitale. Continuo come quando ero
studente a leggere voracemente e studiare molte materie
diverse. Mi auguro in futuro di riuscire a espandere
ulteriormente gli orizzonti della mia scrittura e del
mio lavoro.
Ho avuto il dono benedetto di una moglie, Betsy Devine,
e di due figlie, Amity e Mira, fonti inesauribili di
gioia e soddisfazione."